Più faccine su Facebook: non c’è niente da ridere

Facebook: vale di più un “Mi Piace” o una condivisione? Mentre gli esperti di marketing ne stanno ancora discutendo, l’imperante “fonzicrazia” del pollicione di Facebook ha da poco lasciato il passo all’arrivo delle nuove Reazioni. Pensavate che faccine animate sulle chat fossero troppo stupide? Anche per gli addetti ai lavori è arrivato il momento di confrontarsi con un’audience che non è più possibile ignorare. Con le Reazioni di Facebook gli emoji sono diventati un feedback: siamo circondati.

Nel suo romanzo “1984”, George Orwell era arrivato a immaginarsi una “neolingua”, una comunicazione semplice in grado di limitare la capacità di pensiero. La fantasia ha superato la realtà. L’uso degli emoji è veloce, semplice, accattivante, riduce gli stati d’animo in una gamma sommaria di espressioni, ma è in grado di trasformare i messaggi in uno strumento di indagine molto accurato.

Ecco 3 modi in cui gli emoji stanno cambiando il social marketing:

  1. Analisi social più accurate

    I risultati delle Reazioni di Facebook sono visibili in modo molto chiaro anche dalle statistiche di Facebook Insight. Non più un semplice “Like”: possiamo conoscere  le impressioni delle persone sui nostri post in modo più dettagliato, soprattutto dopo una campagna di social marketing. Un’analisi di questo tipo permette l’affinamento di ogni futura promozione. Non solo tramite la lettura e interpretazione dei dati da parte degli inserzionisti, ma anche con un miglioramento virtuoso degli algoritmi di Facebook, che ora dispongono di informazioni più precise legate al sentiment dei contenuti. Gli inserzionisti si troveranno nella condizione di dover curare i propri annunci con maggiore cautela, con il vantaggio non indifferente di avere un riscontro più immediato su prodotti, servizi, visione del brand.

  2. Uno storytelling più coinvolgente

    Gli emoticon erano i lontani cucini degli emoji. All’inizio erano solo semplici caratteri in codice ASCII, considerati alla stregua di un linguaggio tribale proprio dei teenager grazie a chat e messaggini telefonici. Queste generazioni sono cresciute. Con loro sono cresciuti anche i media, che hanno accompagnato l’evolversi di queste conversazioni su computer e telefonini. Usare gli emoji anche a fini di marketing oggi non è più un tabù. Usare queste icone su Facebook o Instagram può addirittura aiutarti ad attirare l’attenzione e far diventare i tuoi contenuti più creativi. Il consiglio è comunque quello di utilizzare immagini e faccine con moderazione e cautela, in modo contestuale. Prima di affidarti ad emoji ed emoticon assicurati sempre: che siano veramente attinenti al tema del tuo messaggio; di essere assolutamente sicuro di sapere cosa rappresenta il simbolo che hai scelto; che l’emoji appaia allo stesso modo in tutti i tipi di sistemi e dispositivi usati.

  3. Potenziale per il tuo brand

    Ikea, Coca-Cola e Corriere.it si sono spinti perfino oltre all’uso degli emoji, creando un proprio set personalizzato. Chiaramente immaginare e disegnare un set di icone è solo il primo passo. Per poterle utilizzare è necessario realizzare un’applicazione proprietaria o collaborare direttamente con una società di messaggistica social. Il tuo pubblico presente sui social sta già usando questo linguaggio, ma non devi sentirti obbligato a usarlo a sproposito. Gli emoji non sono una decorazione, ma uno strumento per rendere i tuoi contenuti più accattivanti e stupire con semplicità.

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